Disabili

L’attenzione delle parole è importante, non tanto per un fatto estetico o formale, ma perché nelle parole è contenuto il modello operativo a cui si fa riferimento.
In questo caso, è molto importante non fare confusione tra deficit, disabilità e handicap: utilizzare termini impropri e fare confusioni linguistiche può essere un modo per aumentare l’handicap, anziché ridurlo.
Al centro sta la persona, che chiamiamo in vari modi (handicappato, in situazione di handicap, disabile, diversamente abile) e ciascuna di queste definizioni ha i propri vantaggi e svantaggi.
Il punto di partenza deve però essere chiaro: l’individuo è relativamente handicappato, cioè l’handicap è un fatto relativo e non un assoluto, al contrario di ciò che si può dire per il deficit o menomazione. In altri termini, un’amputazione non può essere negata ed è quindi assoluta; lo svantaggio (handicap) è invece relativo alle condizioni di vita e di lavoro, rispetto alla realtà in cui l’individuo è collocato.
Emerge quindi che l’handicap è una condizione soggettiva, che dipende dalle esigenze della persona disabile: una persona sulla sedia a rotelle è sicuramente disabile, ma potrebbe potenzialmente non avere un handicap se venissero eliminate tutte le barriere architettoniche e non le fosse precluso alcun aspetto della vita sociale.
La disabilità è la condizione personale di chi, in seguito ad una o più menomazioni, ha una ridotta capacità d'interazione con l'ambiente rispetto a ciò che è considerata la norma, pertanto è meno autonomo nello svolgere le attività quotidiane e spesso in condizioni di svantaggio nel partecipare alla vita sociale.

 

Il problema dell'inserimento sociale dei portatori di handicap è stato posto a partire dagli anni sessanta per superare lo stato di segregazione in cui vivevano. Fino ad allora l'unica risposta che veniva data ai loro problemi era di natura sanitaria e prevedeva, di fatto, come soluzione la segregazione in istituti appositi.
È importante sottolineare che i disabili in Europa non costituiscono una piccola minoranza della popolazione: l’Unione Europea stima in maniera restrittiva un numero complessivo di circa 40 milioni di persone, pari a quasi l’11% della popolazione. Bisogna inoltre considerare che le disabilità cognitive sono fortemente correlate all’età della persona (il 70% degli individui con questo tipo di disabilità ha più di 60 anni). Il processo in corso di “invecchiamento” della popolazione porterà inevitabilmente a un numero di disabili proporzionalmente ancor più elevato.

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